I funerali


Lunedì 2 Maggio: All’obitorio si vedono solo due visi: quieto quello di Ratzenberger, gonfio e ferito quello di Senna; i due opposti del mondo della Formula Uno stesi li vicino, in un silenzio surreale. Il manager del campione, Julius Braga porta due vestiti: devono servire per l’ultimo viaggio. Uno blu, uno grigio, poi sceglie il grigio, "anche perché non riesco a vederlo così, non è giusto".
Il campione è steso su una barella e ricoperto da un lenzuolo bianco, con i fiori e i telegrammi appoggiati a terra, sparsi tutt’attorno come una grande e disordinata corona. Il suo volto è irriconoscibile, gonfio e segnato dalle cicatrici, dal sangue schiacciato sui capelli.

3 maggio 1994, due giorni dall’incidente di Imola. Per far ritornare il corpo in patria il prima possibile il Presidente brasiliano Itamar Franco telefona a Oscar Luigi Scalfaro pregando di affrettare la burocrazia e restituire l’Eroe ai milioni di persone che lo attendono a casa; l’allora Presidente della Repubblica capisce la delicatezza della situazione e mette a disposizione un volo governativo.
La bara di Ayrton, avvolta nella bandiera verde-oro del Brasile, quel martedì 3 maggio viaggia dapprima sull’aereo del presidente della Repubblica da Bologna a Parigi, poi sul volo “Varig RG723” Parigi-San Paolo. Il pilota che comanda il volo della sera in partenza da Parigi è paulista, proprio come Ayrton Senna; decide di trasportare la salma dell'illustre concittadino non nella stiva come da disposizioni, ma piuttosto vengono smontate in fretta e furia alcune file di sedili in business class e la bara del tre volte Campione del mondo viene sistemata li, in mezzo ai passeggeri, tra la fila 12 e la fila 13, con la bandiera verdeoro sopra. Il comandante informa via radio i passeggeri della stupenda anomalia presente nel volo, qualcosa che molto probabilmente non si ripeterà piu' nella storia.

"Sapete, stiamo riportando a casa un’ amico che per anni abbiamo ospitato con orgoglio nei nostri voli. Lui è qui in mezzo a voi ed è giusto che ne siate messi al corrente, comprese le persone in fondo, in classe economica e che in teoria non potrebbero raggiungere la business class. Se desiderate passare a portargli un saluto, vi permetteremo di farlo."

Ed è così che il volo si trasforma in una veglia funebre a diecimila metri di quota, con una lunga processione di passeggeri che vanno, in rispettoso silenzio, a porgere l’ultimo saluto ad Ayrton. Un qualcosa di magico, un silenzio che avvolge l’aereo intero e i suoi passeggeri. Nessuna crisi di pianto, nessun bambino che grida. Solo silenzio.

Le ruote dell’aereo toccano terra sulla pista dell’aereoporto di San Paolo, Guarulhos. Il portellone si apre lentamente e ad accogliere Ayrton ci sono, sull’attenti, i soldati dell’esercito Brasiliano; la bara viene posizionata sul camion dei vigli del fuoco e inizia il lungo viaggio verso la camera ardente.
L’intera milizia brasiliana è disposta per le strade, con gli onori degni di un eroe omerico. Vigili del fuoco, corazzieri, fanti a cavallo e soldati accompagnano Ayrton verso l’ultimo viaggio, mentre l’intero brasile si riversa per le strade: uomini facoltosi, prostitute, drogati, famiglie. Sono all’incirca 5 milioni le persone unite per strada, per rendere omaggio a Beco.

Inizia una lunga processione di brasiliani davanti alla bara di Ayrton: chi getta un fiore, chi una lettera con delle lacrime incise sopra. Il senso del tempo perde ogni significato dinanzi alla morte di un campione cosi grande, ecco quindi che dietro a dei bambini con lo sguardo spaesato ed a un uomo di mezza età avvolto nella bandiera verde-oro, si trovano delle signore con gli occhi velati che piangono silenziosamente.

Oltre le transenne arrivano Milton e Neide, i genitori, che seguiti dai figli Leonardo e Viviane portano il loro saluto composto al figlio che mai più rivedranno.
Viviane prende il casco giallo di Ayrton e filanti lacrime cadono sulla visiera, mentre papà Milton cerca di darle conforto.

Il saluto di Ron Dennis, di Alain Prost, di Gerhard Berger e di molti altri protagonisti nella vita del triCampione sembrano un malinconico arrivederci; un invito a tornare in macchina tra due settimane per il gran Premio di Monaco. Il preparatore atletico di Ayrton, Nuno Cobra, si avvicina alla bara con lo sguardo basso ed il cuore gonfio di dolore: solo dopo una carezza al feretro esplode in un pianto disperato. Sa che non avrà piu' un ragazzo come Ayrton sotto la sua ala protettrice.

E’ il momento di portare Ayrton verso la sua destinazione finale, il cimitero di Morumbi. In un rispettoso silenzio, la guardia brasiliana trasporta il feretro a spalla, mentre colpi di cannone vengono esplosi per commemorare il pilota: sono appena stati proclamati tre giorni di lutto, in Brasile.

In un prato al centro di San Paolo, in una tomba anonima senza croci o lumini, in mezzo a molti altri brasiliani, riposa Ayrton Senna. Sulla targa è inciso un passo della Bibbia a lui caro:

"Nada pode me separar do amor de Deus."

Nulla può separarmi dall’amore di Dio.



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