Sabato 30 Aprile 1994


Dopo l’incidente di Rubens Barrichello avvenuto il giorno precedente sono in ventisette a contendersi i ventisei posti disponibili in griglia. A rischiare maggiormente sono i piloti delle due vetture debuttanti: Bertrand Gachot e Paul Belmondo su Pacific Ilmor e David Brabham e Roland Ratzenberger su Simtek Ford; d'altronde le due auto sono quelle con prestazioni più scadenti e la lotta per evitare l'ultimo posto, quello che non darebbe diritto a prender parte al Gran Premio, è limitata a questi quattro piloti.

Nei box delle varie scuderie c’è un forte mormorio; l’incidente del giorno precedente, anche se si è concluso senza gravi conseguenze, ha lasciato tutti molto scossi: sicuramente l’assurdo regolamento di quest’anno della FIA viene messo a dura prova.

Oggi, come Venerdì, splende il sole sul circuito di Imola; splende anche sul casco di Roland Ratzenberger, mentre sale sulla sua Simtek.
Prima di montare in auto, ai box, ripete più volte ai suoi meccanici: "Devo mantenere il controllo". E’ tra i debuttanti della stagione, ma è tutt'altro che un pivello: ha quasi trentaquattro anni ed è reduce da una serie di esperienze nelle formule minori e in formule orientali, oltre a quattro partecipazioni alla 24 Ore di Le Mans. Non si è qualificato nel Gran Premio che ha battezzato la stagione (prendendo un secondo e mezzo di distacco dal compagno di squadra), mentre ha ultimato quello del Pacifico in ultima posizione con cinque giri di ritardo dal vincitore Michael Schumacher. Non è un pilota con uno sponsor forte alle spalle e stante i risultati tutt'altro che entusiasmanti potrebbe già rischiare il sedile.

Entra in pista e nei cinque giri che precedono quello fatale si rende protagonista di vari errori: un contatto con la Lotus di Johnny Herbert nel giro di lancio, e soprattutto, al suo quinto giro, un leggero fuori pista alla chicane delle Acque Minerali riuscendo tuttavia a riprendere il controllo del veicolo e a chiudere il giro stoppando il cronometro su 1.27.584, che gli vale il ventiseiesimo posto davanti a Paul Belmondo.
Roland sa che può far meglio, così decide di compiere un nuovo giro.

Sono passati circa venti minuti dall'inizio delle qualifiche, si trova nel rettilineo che precede la curva Villeneuve a oltre 300 km/h, quando un'appendice aerodinamica di 20 centimetri quadri dell'alettone anteriore cede, probabilmente in conseguenza del fuoripista precedente. Per le sollecitazioni, il baffo dell'alettone si stacca dal pilone di sostegno finendo sotto le ruote anteriori. Ratzenberger cerca di sterzare, ma l'auto ormai è ingovernabile, totalmente privata di direzionalità.

L'austriaco sta procedendo a 316 km/h, la via di fuga che si trova davanti è risibile; solo sette metri lo separano dal muro di cinta. La Simtek va diritta contro la barriera subendo una brusca decelerazione che parte dai vertiginosi 301 km/h iniziali, quindi compie sei testacoda ed infine si ferma distrutta in mezzo alla pista a circa duecento metri dal punto d'urto.
Il casco bianco e rosso del pilota è completamente abbandonato a sé stesso; ciondola da un lato all'altro in base alle evoluzioni della macchina, poi si inclina a sinistra e resta immobile.

Cala il silenzio sulla pista, sugli spalti, ovunque; la cellula di sopravvivenza del pilota è integra, anche se sul laterale è possibile intravedere un enorme foro, che mostra una parte del corpo del pilota. Roland Ratzenberger non si muove.

Arriva Sid Watkins, il medico della FIA, seguito dal dottor Giuseppe la Piana ed il suo team medico; una ventina di persone intorno a quello che resta della Simtek, ognuno con un suo scopo ben preciso mentre in un silenzio ridicolo viene estratto il corpo del pilota e gli viene praticato un massaggio cardiaco. Ratzenberger è morto sul colpo a causa della secca decelerazione. Perde sangue dalla bocca e dal naso, ha la spina dorsale spezzata ed una frattura alla base cranica, ma si cerca comunque di rianimarlo evitando di dichiararne la morte immediata in pista. Se si dichiarasse morto sul posto si renderebbe necessaria la sospensione della corsa con il sequestro probatorio della pista e consequenziale annullamento della prova; un'enorme perdita di guadagno ai danni del circus, saltare un gran premio a causa della morte di uno sconosciuto.

Ayrton, che ha già ottenuto la sua 65esima pole, segue l’incidente dai monitor dei box, ed il suo sguardo tradisce i sentimenti che lo attraversano. Si alza e si strofina gli occhi; gli torna in mente la frase detta anni prima riguardante la sicurezza in Formula Uno:

“Nessuno ci ha obbligato a correre, ma non siamo pagati per morire”

Non può starsene li con le mani in mano. Deve sapere, deve avere la situazione sotto controllo.
Esce dai box, sale su un’ Alfa Romeo rossa con un commissario di pista e si fa portare sul luogo dell’impatto; riceverà un richiamo dalla FIA per questo comportamento. Parla con Sid Watkins mentre sul suo volto scorrono lacrime nascoste ai media da un cappello blu.

Sarà proprio il medico, anni dopo, a ricordare quella conversazione:

“Ayrton rimase molto turbato e pianse. Cosi gli dissi: Ayrton ascolta, hai già vinto tre titoli mondiali, sei l’uomo più veloce del mondo. -Sapevo che amava pescare e gli dissi- Perchè non ti ritiri? Mi ritiro anche io e andiamo a pescare insieme. E lui rispose: Sid, ci sono certe cose su cui noi non abbiamo alcun controllo. Non posso lasciare. Devo andare avanti.”

Torna ai box, a piedi. L’aria è delle più pesanti e gli sguardi sono cupi, mentre il team Simtek si chiude dentro il proprio garage per evitare l’ assalto dei giornalisti; le vetture vengono coperte da pesanti teli e il tramonto scende sul circuito di Imola.

Dopo molti anni, per la precisione dopo l’incidente a Zolder di Gilles Villenue, la Formula Uno si trova ad affrontare una morte in pista.

E’ ormai sera e Ayrton torna all’hotel in cui è cliente abituale da svariati anni, “il Castello” in San Pietro Terme. Suite 200 è la stanza in cui alloggia ogni volta che si trova ad Imola per un Gran Premio e dove si sente a casa; una doccia è proprio quello che ci vuole per riflettere sulla giornata appena passata: anche se la sua mente vola lontano, il suo corpo sa che deve mettere qualcosa sotto i denti per affrontare l'indomani.

Si prepara insieme ai suoi amici brasiliani, al fratello Leonardo e al fotografo suo amico Angelo Orsi e si reca alla trattoria "La Romagnola". I piatti sono quelli di sempre: pasta al pomodoro, prosciutto crudo, insalata e acqua naturale; in via del tutto eccezionale un bicchiere di vino. Il proprietario del ristorante, Paolo Liverani, conserva ancora la ricevuta del conto di venti anni fa.

Ayrton è assorto nei suoi pensieri, la giornata non è stata sicuramente delle più leggere. La macchina che non và, due dei sedici Gran Premi sono stati mandati a monte per errori stupidi, venerdi il suo “Rubinho” ha avuto un grave incidente, e inoltre oggi è morto quel pilota austriaco, quel Ratzenberger, di cui tutti hanno fatto presto a dimenticarsi. Dulcis in fundo, suo fratello Leonardo è giunto dal Brasile appositamente per consegnargli un nastro contenente la registrazione di Adriane Galisteu, la sua ragazza, intenta a conversare di argomenti scomodi con un ex-fidanzato.

Ayrton decide di tornare in hotel da solo, a piedi; una camminata può aiutare a sciogliere quei pensieri e quei dubbi che mai prima ha avuto.
Dalla sala principale proviene un forte rumore: sono in corso i festeggiamenti di un matrimonio. Davide Tinarelli, lo sposo, è incredulo nel ritrovarsi davanti a se il brasiliano in una semplicità che è qualità rara per un campione del genere. Con voce tremante gli chiede una foto; Ayrton accetta, e dopo aver fatto gli auguri imbocca la via dell’ascensore, riflettendo sulla sua idea di matrimonio.

Sicuramente dopo questo maledetto Gran Premio di San Marino avrebbe fatto una bella chiacchierata con Adriane, mettendo in chiaro alcune cose. Ecco perchè Joe Raminez, il suo fido tecnico nei tempi della McLaren, gli ha noleggiato un elicottero che a fine Gran Premio lo porterà in Portogallo da lei.

Ormai in stanza, nel suo letto ha l’occasione di riposare qualche ora prima della gara, ma il sonno tarda ad arrivare. In preda a pensieri raminghi, decide che sarebbe stato un bel gesto quello di esporre a fine gara una bandiera austriaca in onore di Roland Ratzenberger, nel caso in cui fosse riuscito a vincere.

Il giorno dopo quella stessa bandiera sarà trovata intrisa di sangue nell’abitacolo di Ayrton.

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